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Fermata Lambrate

L’unico posto libero è vicino a una cinese con un bimbo in braccio. Ti siedi. Guardi lo schermo. Da Cadorna sono nove fermate.


Sei un’idiota, pensi. Certo che lo sei. Avresti dovuto costringerlo ad andare a comprarli. E invece no, non potevi attendere quei cinque minuti sufficienti per giungere all’automatico sotto casa. Ti è bastato il suo “Esco prima di venire” sussurrato all’orecchio. Colpa dei soliti pochi minuti risicati. Non puoi sprecarne nemmeno uno. Perché lui deve tornare dalla moglie. Ogni volta. Mai che si fermi una notte a dormire. Quando va bene resta un paio d’ore, doccia compresa. Per togliersi il tuo profumo di dosso. Avresti dovuto spruzzarglielo nei vestiti, così la moglie se ne sarebbe resa conto. Ma sei certa che non se ne sia mai accorta? Che ne dici di: ha capito tutto e fa finta di nulla? Beh… ora non potrà fare finta di nulla. Ora lui dovrà dedicarti ben più tempo di quello di una scopata. E se invece ti ignorasse? Se ti abbandonasse a te stessa? No. Non può. Non glielo permetterai. Ci sarà una legge che lo obblighi a restare! Deve esserci. Non può mica ingravidarti e scaraventarti in un bidone.


Fermata Gioia. Resti seduta. Ne hai altre quattro prima di Lambrate.


E se non fosse in ufficio? Ma dove altro vuoi che sia. A quest’ora è sicuramente lì.

E se non ti facessero entrare? Ma sì che ti faranno entrare. Non è mica un carcere.

L’uomo di fronte ti sta fissando. Sembra che sappia tutto. Sorride. Il sorriso tramuta in un ghigno. Come a prenderti per il culo. No, non devi piangere. Passi una mano sugli occhi e li sgonfi. Te l’asciughi sui jeans attillati. Dovrai comprare altri vestiti. E fare visite. Tante visite. Visite costose.

Scruti la mano. L’incavo tra indice e pollice è ancora bagnato e brilla alla luce dei neon. Controlli l’uomo di fronte, che ora guarda altrove. Ti ha già dimenticata.


Lambrate. Ti alzi. Ti reggi al palo. Esci per ultima. Esamini la fessura tra il treno e il cemento. La superi. Fai bene attenzione a dove metti i piedi. Il treno dietro di te è appena ripartito. Sollevi lo sguardo e cerchi le indicazioni per l’uscita. Ti incammini verso le scale.


Il sole ti colpisce il volto e hai un giramento.

Ti appoggi a una ringhiera. Riprendi fiato.

I clacson ti perforano i timpani.

Una donna ti poggia la mano sulla spalla e chiede se hai bisogno di aiuto. Va tutto bene, rispondi.

All’altro lato della strada un uomo urla al telefono. È arrabbiato.

Non ti abbandonerà, pensi, e ti avvii.





Davide Morresi nasce a Jesi nel 1978. Si laurea in Psicologia del Lavoro e attualmente lavora nelle risorse umane. Vive nelle Marche nelle colline dell’entroterra senigalliese. Musicista e camminatore, suoi racconti compaiono in varie antologie pubblicate da Le Mezzelane, Historica Edizioni, Ventura Edizioni, loggioneletterario.it, sdiario.it, letteraturahorror.it. Ha ideato e gestisce il blog Read and play: www.readandplay.it.

illustrazione fermata lambrate davide morresi
“Fermata Lambrate”, un racconto di Davide Morresi per la rivista SPLIT di Pidgin Edizioni
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