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Conseguenze - Stefano Ficagna

Conseguenze

La strada è buia, troppo buia. Ogni quattro lampioni, tre sono fulminati. Qualcuno dovrebbe fare qualcosa, qualcuno con del senso civico. Uno come lui.

«Fidati di me, per favore. Risolverò tutto.»

Guida con due mani sul volante, auricolare all’orecchio, cintura allacciata. Affronta le curve rallentando più del necessario, mantenendo una traiettoria larga. L’usura eccessiva degli pneumatici provoca il venti percento degli incidenti.

«È stato un incidente.»

La sicurezza è importante. Molta gente non fa caso ai dettagli. Lui è stato cresciuto con sani valori, prendendosi a cuore tutte le cause, anche quelle perse. Soprattutto quelle.

«No, non posso.»

La linea di mezzeria andrebbe ripassata. Quelle laterali sono quasi del tutto scomparse, mangiate dalla ghiaia e dalla sterpaglia. Lui si tiene al centro perfetto della carreggiata, pensando a quella strada in condizioni di pioggia. Un vero e proprio attentato.

«Non lo verrà a sapere nessuno. Ma devi essere forte, ho bisogno che tu mi stia vicina.»

Una macchina si avvicina dalla corsia opposta, ha gli abbaglianti accessi. Lui fa un paio di flash, ripete l’operazione. Solo quando sono quasi di fianco l’altro automobilista passa agli anabbaglianti. Una rapida occhiata nell’abitacolo e lo vede con la testa reclinata, il cellulare in mano. Certa gente non riesce nemmeno a rispettare le norme basilari.

«Lascia fuori la bambina. È una cosa fra te e me.»

Lui ha sempre usato solo l’auricolare, occhi fissi sulla strada e mani sul volante. Anche ora, nonostante la voce gli tremi mentre parla con la moglie. Non ci sono buoni motivi per trasgredire, glielo hanno insegnato da bambino.

«Ti ripeto che è stato solo un incidente! Non voglio pagare tutta la vita solo per un errore.»

Solo che i suoi genitori non sono mai stati sensibili alle tentazioni.

«Non voglio parlarti di lei.»

Gli hanno insegnato a evitarle, non a sopprimerle.

«Io… lei era lì e… no. Non posso.»

Anche le mani tremano leggermente. Tamburella con le dita sul volante, la fede che ticchetta contro la morbida pelle di cui è rivestito.

«Troppo tardi per cosa?»

Bisognerebbe mantenere il controllo in ogni situazione. Se si è troppo agitati fermarsi, calmarsi, e solo dopo riprendere la guida. La fretta è cattiva consigliera.

«Te l’ho già detto. Lei non deve influenzare le nostre vite.»

Arriva alla rotonda che conduce al lago, a casa. Si immette un po’ troppo veloce, le ruote stridono. Con una mano slaccia il primo bottone della camicia, si sente soffocare.

«Devi fidarti di me. Non farti prendere dal panico.»

Mantenere il controllo, questo bisognerebbe fare. Solo che a volte è così difficile.

«Questo che c’entra ora?»

A volte il gusto del proibito è così dolce.

«Sono quasi a casa, stammi a sentire…»

A volte non si riesce proprio a fare a meno delle cose sbagliate. Anche se ci sono delle conseguenze.

«Possiamo parlarne con calma?»

Ci sono sempre delle conseguenze.

«Smettila per favore. Non fare così.»

Ora stringe il volante con forza, fino a farsi sbiancare le nocche. Con la stessa decisione che avrebbe voluto avere di fronte a quel bancone.

«D’accordo, sì. L’ho fatto.»

Quando avrebbe dovuto dire no, e invece ha detto sì.

«Abbiamo solo bevuto un bicchiere. Uno solo.»

È riuscito a tenere tutto sotto controllo per anni, a rigare dritto, fare le scelte giuste. I suoi genitori ne andavano orgogliosi. Ha una famiglia stupenda. Paga le tasse, si preoccupa del prossimo. Ma a volte tutto questo non basta.

«Perché non mi credi? È stato anni fa!»

Non è mai bastato. Ma sembrava passata.

«Non ho fatto niente di male! Lei non è nessuno, capito? Nessuno!»

Poi basta una sera, e il mondo ti riporta il conto.

«Non riattaccare. Ti prego non farlo.»

Le aveva combattute, le sue tentazioni. Nessuno poteva dire che non ci aveva provato. Era riuscito a diventare una persona rispettabile. Quello che avvertiva chi di dovere se un dosso era troppo alto, se una linea di mezzeria andava ridipinta.

«Pronto? Pronto?»

Se un lampione in una strada buia è fulminato.

«Era solo un bicchiere, cazzo! Solo un cazzo di bicchiere un cazzo di bicchiere un cazzo di bicchiere! Quella troia non avrebbe dovuto essere lì!»

La mano destra tempesta di pugni il volante. La macchina sbanda pericolosamente, ma la strada è vuota. È tutta per lui, lo è stata per tutta sera. O quasi.

«Non avrebbe dovuto essere lì.»

Piagnucola, la testa sul volante. Tocca con la mano la leva degli abbaglianti, inavvertitamente. La superficie del lago viene illuminata, uno spettacolo che non nota nemmeno. Ma si accorge di un rumore che proviene dal cofano, della velocità che cala.

«No no no, per favore.»

Il motore che perde colpi, si spegne.

«Cazzo no dai! Siamo quasi arrivati piccola, ancora poco!»

A pochi chilometri da casa. Dal lago.

Parcheggia sul bordo della strada, mettendo le quattro frecce come ultimo tributo all’ordine. Poi scende dalla macchina, urlando al nulla che lo circonda. I fari della macchina sono ancora accesi, a fissarli quasi non si notano i segni sul cofano.

Le strisce vermiglie sulla griglia e sulla targa.

Con tutti i lampioni accesi di certo non sarebbe successo. Se i bordi della carreggiata avessero goduto della giusta manutenzione lei non si sarebbe trovata dove non doveva essere. Lui stava guidando in maniera prudente.

Ha solo bevuto una birra. Un paio di birre. Si è trattenuto, nessuno può sapere quanto gli è costato. A nessuno importerà.

Non si accorge subito dei colpi. All’inizio pensa sia il rumore del motore che esala gli ultimi respiri. È un rumore ritmico, continuo. Proviene da vicino. Dal retro della macchina.

Da dove ha nascosto le conseguenze delle sue tentazioni.





Stefano scrive, legge, suon(av)a, ascolta e talvolta recensisce musica indipendente (preferibilmente strana), guarda film, recita e, durante il giorno, fa l’operaio metalmeccanico per mantenersi. Ma preferirebbe mantenersi con tutte le altre cose. Ha frequentato la scuola Belleville di Milano, pubblicato qualche racconto sulle riviste Alibi, Bomarscé e su un paio di raccolte a tema dell’associazione La Recherche-Proust En Italie. Scrive e ospita racconti basati su canzoni del panorama musicale indipendente su https://tremilabattute.art.blog/

Conseguenze - Stefano Ficagna
“Conseguenze”, un racconto di Stefano Ficagna per la rivista SPLIT di Pidgin Edizioni
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